Il recente voto amministrativo, come l’importantissimo- e articolato- voto Francese e come l’importante articolato – e drammatico- voto Greco, sono la spia ultima di una crisi organica , economica e politica , tipica dei periodi storici di grande transizione (che riguarda l’intera struttura del mondo non solo l’Europa) in cui si mescolano inestricabilmente , ad un tempo, schock e riassestamenti drammatici e – talora – potenzialita’ inedite e progressive di uscita a sinistra.
Queste ultime si producono ( e’ la condizione necessaria ) quando si comprende appieno la natura della crisi e si e’ in grado di organizzare una risposta complessiva : incisiva aggressiva coraggiosa, per il suo verso fondamentale, e capace per un altro verso, di articolarsi e concretizzarsi in una proposta politica egemonica, in grado di offrire in generale una prospettiva di solidita’ e di stabilizzazione e “ forse” – nell’immediato- di governo .
Se in particolare – come appare chiaro all’analisi- la crisi economica di oggi e’ crisi sistemica , che terra’ crudamente il campo dei prossimi anni con tutti i connessi aggravamenti sociali e politici eccedendo e travolgendo tutte le mezze misure di stabilizzazione e di rattoppo, e’ evidente che Sel ( la sinistra) debba trarne alcune fondamentali conseguenze.
Scendendo sul piano piu’ direttamente politico ne evidenzio tre .
La prima immediata.
Mi pare necessario, a fronte del governo Monti e della rabbia sociale crescente, provare a costruire pur nei limiti seri della nostra organizzazione e delle difficolta’ di ordine mediatico, un programma di lotte . Un programma di presenze, di iniziative, di vertenze rivolto all’insieme dei soggtti sociali sotto la pressione della crisi e delle politiche governative ( declinando ed esemplificando : il mondo operaio alla Fiat; il precariato giovane ed intermittente dei call centre, la condizione studentesca in una Universita’ ; il lavoratore autonomo -dal benzinaio , al pescatore, al camionista, al piccolo esercente commerciale, all’artigiano, all’agricoltore – sottoposto al peso opprimente della finanza e dei grandi gruppi produttivi e commerciali che detengono il monopolio dei mercati, che fanno i prezzi, che organizzano gerarchicamente la catena del valore ) . Sette,otto di queste iniziative a carattere nazionale in luoghi – simboli , dentro un viaggio di lotte nell’Italia sociale, per sollevare e rappresentare questioni sociali decisive su cui investire il profilo di Sel e i pochissimi denari a disposizione e su cui spendere la preziosa risorsa Vendola ( meno giri “elettorali” e /o generici).
E – ovviamente- sviluppare la nostra presenza nei momenti eventuali di mobilitazione sociale, prendendo parola esplicitamente e criticamente – e’ ormai necessario- sui limiti e sui ritardi del sindacato dei lavoratori e delle organizzazioni della piccola impresa.
La seconda .
Avanzare subito un programma di governo , alcune proposte irrinunciabili per un priogramma di governo. Quale, che cosa significa ? Non un programma relativamente evasivo , con un certo grado di ambiguita’ come probabilmente intende il Pd , come e’ nelle pressi ordinarie e come capita spesso di verificare anche negli enti Locali.
Un programma al contrario che adotti necessariamente una strategia d’urto in grado di aggredire con sufficente nettezza, in primo luogo, la crisi del debito pubblico, la questione drammatica del rilancio della domanda sia di consumi sociali e privati che di nuovi investiomenti nei settori strategici e innovativi e produca effetti robusti di uguaglianza siciale ; in secondo luogo che, avanzando in tale direzione, sia in grado di proteggersi, in chiave Europea oltre che Nazionale, dagli assalti della finanza e della speculazione . Avanzo alcuni contenuti che ritengo irrinunciabili :
1° a fronte della drammatica carenza di risorse, al di la’ degli interventi di cui sono piene le pagine dei giornali, serve una botta secca, una patrimoniale straordinaria sopra una certa soglia e ad elevata aliquota ( alla : a’ la guerre comme a’ la guerre ) in grado di portare a casa un ordine di grandezza attorno ai 200 MLD di euro o giu’ di li,’ da impiegare subito destinandoli indicativamente meta’ per la riduzione del debito e meta’ per gli investimenti capaci di mettere in moto occupazione e finalizzandoli alla cura dei bisogni sociali e ambientali insoddisfatti. Forse la piccola patrimoniale ordinaria pluriennale e’ gia’ sopravanzata dalla gravita’ e dalla rapida evoluzione della crisi.
2° in una nuova strategia di utilizzo del risparmio collettivo e del credito come leva moltiplicativa per la ripresa vanno evidentemente ripensate le funzioni della BCE e della BEI ect. ma va’ anche stabilita una certa socializzazione e una nuova strumentazione del credito e del micro credito nazionale, or8ientandoli mad un nuovo sviluppo , al mercato interno, all’economia locale sostenibile, all’innovazione sistematica delle nostre eccellenze.
3° Debbono essere prese misure in un contesto europeo di una nuova disciplina normativa orientata alla ripresa di controllo e di limitazione dei movimenti di capitale , tassando ovviamente le transazioni finanziarie (tobin tax) ma piu’ in generale per prevenire e reagire a tentativi e reazioni di attacco speculativo e di fuga di capitali.
Cosi come possono essere necessarie nuove regolazioni commerciali orientate a stabilire le compatibilita’ in un quadro di economia aperta con i diritti ambientali e sociali .
4° La rimessa in discussione della contro-riforma del mercato del lavoro, riducendo davvero la precarieta’, ripristinando l’art.18 e varando un reddito sociale di cittadinanza.
5° Una nuova normativa sulle pensioni che – riabbassi la soglia (come in Francia ) e riconsegni elasticità e diritti ai lavoratori in coerenza con l’obiettivo della piena occupazione.
6° La pubblicizzazione dell’acqua e la salvaguardia piu’ in generale dei servizi pubblici locali, riconsegnando almeno piena sovranità alle scelte degli enti locali e provando a fare di questi servizi i punti di riferimento per nuove produzioni locali.
Sono contenuti già in parte indicati che possono essere sostenuti da sindacati e movimenti e hanno inoltre dalla loro la forza oggettiva delle cose necessarie in quanto “portati” dalla crisi ed essenziali per una vera risposta ad essa.
I titoli decisi del programma , a mio avviso , sono questi.
La Francia ci puo’ dara una mano.
Meno o molto meno di questo , meno della necessaria chiarezza e responsabilita’ si rischia di avere un programma e una coalizione- come ci dice il risultato delle amministrative- e del risultato in Europa gia’ bruciati e spiazzati dal procedere della crisi in tutte le sue forme e dunque forse nemmeno in grado di vincere o in caso di vittoria elettorale, alle prese con difficoltà quasi insuperabili e sottoposti alla crescita insostenibile delle contraddizzioni e della rabbia popolare.
Il PD non puo’ pensare di coinvolgerci nell’ambito di un malinteso senso di responsabilita’, del solito richiamo dell’emergenza a senso unico, e all’apertura – non neutra- ai moderati.
L’unica possibilita’ e’ quella di un alleanza per il governo, intesa come governo dei processi e del cambiamento nel tempo della crisi organica .
Incalziamo il PD e apriamo immediatamente un confronto esplicito e netto alla luce del sole, nel paese.
I tempi brevi, le modalita’ aperte e i risultati concreti di questo incalzamento e di questo confronto ci diranno se lo sviluppo e’ serio ed e’ sostenibile dal largo popolo di centro sinistra.
Diversamente, va avanzata una proposta autonoma , aggressiva e credibile, assumendo l’ambizione e la responsabilità di guidare l’ITALIA ( e l’ Europa) fuori dalla crisi .
Se non si vince nell’immediato, si vincera’.
La terza .
In parallelo ai 2 punti precedenti,sia nel caso auspicabile di una coalizione di centro-sinistra aperta sia nel caso di un altro percorso politico, mi domando ( davvero mi domando e non ho la risposta) se, a fronte del precipitare velocissimo della crisi politica e della ricerca, oggettivamente sul campo, ma convulsa e contraddittoria,di un nuovo canale di espressione e di rappresentanza, sia necessario risprendere la questione del processo costituente di una soggettivita’ larga , unitaria, meta’ politica meta’ sociale, completamente democratica ma altrettanto sicuramente organizzata. A 9-10 mesi dalle elezioni non e’ facile rispondere a tutte le possibili complicazioni e a tutte le intricate sfaccettature emergenti da questa domanda .E dunque – immagino come altri compagni- sono molto cambattuto.
Avverto pero’ “confusamente” che se tale questione non si poneva 5/6 mesi fa’ forse e’ giusto domandarselo pero’ oggi alla luce degli strattoni della situazione, d’altronde Sel e’ nata e si e’ sempre considerata un pezzo provvisorio a disposizione di un processo costituente per un ambizione e un progetto piu’ grande; e comunque le forme per far vivere unita’ efficacia e pluralita’ a sinistra possono essere diverse . Discutiamone prima tra noi e avviamo, se del caso , poi un interlucuzione all’esterno.
Edoardo Mentrasti








